martedì, 13 maggio 2008

il cazzaro nero

AN...CORA I COMPAGNI?!

Che Gianfranco Fini volesse traghettare AN verso lidi anni fa inimmaginabili lo sapevamo tutti. Ci siamo ribellati, abbiamo dato voce alla nostra protesta, e solo ora ci rendiamo conto che chi è andato via ha fatto la scelta più saggia.

Dopo la nomina a Presidente della Camera Fini ha dovuto lasciare la guida del partito, ora spetta ad altri portare AN verso quei lidi che il presidente aveva scelto. Tuttavia nessuno si aspettava che tali lidi non fossero quelli del PPE. Nessuno ipotizzava che il tradimento di Fini potesse arrivare a tanto. Ma è tutto chiaro ora che la reggenza del partito spetta a La Russia!

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il cazzaro nero

BELLA NAPOLI!

Forse incitati dal vento di cambiamento che sta investendo il paese e che ha già colpito Roma portando alla vittoria Alemanno, anche i cittadini napoletani iniziano a cambiare.

Un paio di giorni fa una giovane rom si è intrufolata in un appartamento è ha tentato di rapire una bambina. E' stata fermata dalla madre e dal nonno della piccola che l'hanno inseguita in strada. Solo l'arrivo delle Forze dell'Ordine ha salvato la zingara dal pestaggio pubblico. Molta gente infatti si era precipitata in strada imbestialita per il gesto della nomade.

Finalmente la notizia che aspettavamo da mesi: Napoli tenta di liberarsi dei rifiuti! Chissà se basterà a salvare la faccia di De Gennaro.
postato da: stefanodubla alle ore 02:14 | link | commenti (1)
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sabato, 10 maggio 2008

il cazzaro nero
(rubrica satirica)

E' NATO! O E' NANO?


Il nuovo governo Berlusconi ha giurato. Nel segno della continuità con l'esecutivo precedente i ministri sono tutti politici, nessun tecnico. Non mancano comunque i nomi interessanti: Tremonti all'economia, Maroni agli interni. E basta. Gli altri fanno davvero pena.


Eppure tra i ministeri senza portafoglio si cela la vera grande sorpresa di questo nuovo governo. Calderoli alla semplificazione? Utile, ma non è lui. L'ex FdG Meloni alle politiche giovanili? Finalmente un ministro dei giovani sotto i 50 anni, ma non è nemmeno lei. Quella gnocca della Carfagna? No, ma con la Prestigiacomo fanno una bella coppia. Se dovessero fare pena come ministre glielo perdoneremo volentieri. Andrea Ronchi? Non so se ridere o piangere. La dimostrazione che fare il portaborse di Fini paga anche se non vali una mezza sega. Berlusconi ha dovuto lavorare tantissimo per cercare una persona con i requisiti necessari per essere la vera innovazione di questo governo ma alla fine l'ha trovata: Renato Brunatta! Finalmente un ministro più basso di Berlusconi. Non a caso il ministero di Brunetta si chiama Pubblica Amministrazione e Innovazione. Così quando Silvio si sentirà chiamare "nano" sfodererà dalla tasca Renatino-tappettino e metterà tutti a tacere.
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sabato, 03 maggio 2008

Qualche giorno fa un commentatore polemico di questo blog mi ha scritto: "Tu metti sul tuo blog la foto di un cane abbandonato, ma che razza di essere umano sei se ami gli animali e disprezzi gli uomini?". Preciso prima di tutto che LIFE non è una cagna abbandonata ma una cagna a cui degli "uomini" hanno dato fuoco e costituisce già di per sè una risposta alla sciocca domanda. Ad ogni modo, la risposta completa è questa:

PERCHE' GLI UOMINI FANNO QUESTO!

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postato da: stefanodubla alle ore 20:43 | link | commenti (2)
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venerdì, 02 maggio 2008

ANCORA SULLA VITTORIA DI ALEMANNO
(nell'attesa che il rompicolgioni di turno torni a illuminarci)

Posto due articoli, il primo di Ida Magli tratto dal blog di Giorndano Bruno Guerri e l'altro tratto da noreporter. Offrono due punti di vista differenti alla vittoria di Gianni, personalmente concordo col secondo, credo che sia merito della cattiva amministrazione veltrorutelliana ad aver fatto capire ai romani che era ora di spezzare le catene dell'antifascismo bigotto. Voi che ne pensate?
Come dice il sottotitolo poi, aspettiamo l'illuminato Giovanni. Che venga a portare la sua verità in questo buio mondo.

Ida Magli e le elezioni a Roma

Cosa è successo veramente a Roma? Non sembra che i commentatori ufficiali, i giornalisti, i politici stessi si rendano conto dei motivi profondi che hanno fatto scattare la ribellione dei Romani.


No, non sono state le innumerevoli buche nell’asfalto o l’ingorgo inestricabile del traffico; non sono state le truffe e le rapine quotidiane e neanche l’intollerabile aumento della violenza degli immigrati, le vere cause del drastico volta faccia dei Romani nei confronti dell’amministrazione di sinistra. Certo le difficoltà quotidiane hanno influito, e hanno influito soprattutto perché anch’esse segnalavano, al di là del loro significato concreto, il disprezzo verso la dignità della popolazione, in totale contrasto con la propagandata immagine di una città di accoglienza mondiale. Ma non sono stati questi i motivi veri del macroscopico grido di esultanza dei Romani. Il grido che si è levato all’acclamazione di Alemanno sindaco era il grido di chi si è liberato di una cappa di piombo, il grido di chi si era sentito mancare l’aria a poco a poco e che all’improvviso si ritrova a respirare l’ossigeno della verità.
Non esiste libertà, infatti, laddove non esiste verità. E’ questo che ha fatto ovunque il comunismo fino ad oggi: ha tolto la libertà più con le menzogne che con i carri armati. Ha falsificato la storia. Ha impedito agli Italiani di celebrare e di riconoscersi nel proprio passato sminuendo quello remoto della civiltà latina, rinchiuso nel disprezzo per i Romani conquistatori di imperi. (Per questo è salita  subito al balcone del Campidoglio da dove  Alemanno si affacciava la questione della “teca” sull’Ara Pacis: è un pugno nell’occhio per i Romani, il progetto di chi l’ha ideata disprezzandola).  Ma ha impedito agli Italiani anche di celebrare e di riconoscersi nella storia  del Risorgimento e in quella della prima guerra mondiale, vista esclusivamente come il prodromo del fascismo. E, infine, non ha soltanto falsificato la storia del fascismo e della seconda guerra mondiale, ma ha impedito addirittura che questa storia venisse fatta, impedendone la vista con l’ingombro macroscopico della lotta partigiana. Percorrere l’itinerario del proprio passato ha per un popolo la stessa funzione fortificatrice e liberante  che ha per un individuo conoscere la storia della propria infanzia. Se si obbliga un popolo a riconoscersi in una storia falsa, lo si avvia verso la patologia del non senso. Una patologia dalla quale non c’è altro scampo che la ribellione.
E’ nella natura del comunismo falsificare la storia, piegarla ai propri scopi in quanto non le assegna altra funzione che quella di servire alla costruzione del mondo marxista. Ha fatto così ovunque ha attecchito e anche là dove alla fine, è stato sbalzato via dai moti dei popoli, come è successo in Russia, si è rifiutato di cercare nell’analisi storica i motivi della sconfitta. In Italia l’itinerario della falsificazione è durato fino ad oggi, imponendo con violenza agli Italiani di credere in una storia allucinatoria: che la seconda guerra mondiale l’abbiano combattuta poche migliaia di partigiani. La storia vera, dunque, è ancora tutta da fare e i cittadini di Roma ne hanno sentito la mancanza più di tutti gli altri perché Roma è stata sempre al centro della storia dell’Italia e lo era durante il fascismo tanto quanto lo è oggi. Dunque la vittoria del centro destra a Roma non può essere assimilata a quella delle altre città. Così come non ha senso attribuire alla scelta di un candidato sbagliato la sconfitta della sinistra. Un altro candidato avrebbe forse perso con minore distacco, ma avrebbe perso.
La “presa di Roma” segnala la ribellione degli Italiani alla propria scomparsa; l’inizio (almeno lo speriamo) della ribellione a quella altra scomparsa predisposta dai comunisti che è l’impossibile omologazione europea.

 

Come il postfascista ha stracciato la sinistra nella borgata partigiana

 

C'erano due modi a Roma per farla in barba ai tedeschi durante la guerra. O ti rifugiavi in Vaticano o al Quadraro. I partigiani si nascondevano al Quadraro nelle vecchie cave di pozzolana o, meno precariamente, al Sanatorio Ramazzini. Si sentivano sicuri: in quelle strade non s'era mai visto un fascista, figurarsi un tedesco. La convinzione durò fino alle 4 del mattino del 17 aprile del 1944. Per ordine di Herbert Kappler, gli uomini della Gestapo, delle SS, della Wehrmacht, della banda Koch sbarrarono ogni strada di accesso e di fuga. Rastrellarono 917 uomini e li deportarono in Germania. Ma la metà ritornò a casa. I morti del Quadraro, come quelli delle Fosse Ardeatine, sono il passato non rimosso di Roma, le ragioni di un convinto antifascismo e in quella borgata - tra le palazzine liberty del primo novecento e le deformi lottizzazione urbanistiche degli anni ottanta - il ricordo vivo che ha sempre connesso l'esperienza dei contemporanei alle generazioni precedenti; una memoria collettiva che è diventata di generazione in generazione genius loci, identità, opzione politica. Fino a lunedì, quando il voto ha reciso il filo lungo e forte di quel passato storico e, nei venti seggi del Quadraro, il postfascista Gianni Alemanno l'ha avuta vinta in diciannove contro Rutelli. Il successo ha clamorosamente trascinato verso destra l'intera municipalità - la X, Tuscolano, Cinecittà, Capannelle, IV Miglio, Appio Claudio, Romanina, Anagnina, Nuova Tor Vergata, 200 mila abitanti. Dove al primo turno "passava" il presidente del municipio Sandro Medici con quasi 59 mila voti, Rutelli si fermava a 55.379 contro i 42.787 di Alemanno. Al ballottaggio c'è stato un improvviso capovolgimento. Rutelli perde settemila voti, Alemanno ne guadagna quasi diecimila (51.409). Sandro Medici - un passato di direttore del Manifesto - dice: "Perdere qui replica la lontana, prima sconfitta della Quercia a Mirafiori a vantaggio di Forza Italia; duplica il voto operaio del Nord alla Lega. Se l'esito è lo stesso, i perché sono diversi". Il perché di Massimo Perifano, gelataio, è custodito in una sola parola: "Menzogna". Raccontavano, dice, di una Roma luci e paillettes; una città felice, allegra, che se la godeva. Una città serena, accogliente, solare, senza ombre e problemi. "Sì, magari qualche problemino presto risolvibile qui e là, ma nulla da impensierirsi. Bene, quelle parole ascoltate da queste borgate erano menzogne che non ingannavano nessuno. Che facevano soltanto incazzare, molto incazzare perché erano bugie che lasciavano capire come al Campidoglio non importasse nulla delle borgate; che non avevano bisogno di noi; che il nostro destino gli era indifferente; che potevano fare a meno di noi, di quel che pensavamo o soffrivamo o chiedevamo". Il popolo di Roma sa essere entusiasta e appassionato. Risentito, se imbrogliato. Feroce, se pensi di trattarlo con sfrontatezza e arroganza. Le storie che si raccolgono a Cinecittà svelano "una superbia" che il voto ha voluto punire. Non è che qui non abbiano capito quale pensiero strategico ha convinto Walter Veltroni, nella sua seconda sindacatura, a convogliare gran parte delle risorse comunali e della legge "Roma Capitale" in grandi opere infrastrutturali come la linea C della metropolitana. Quel che non buttano giù è perché quell'ambizione ha dovuto riservare alle borgate soltanto negligenza, il progressivo abbandono dei servizi sociali, della piccola manutenzione. C'è qui il Parco degli Acquedotti. E' bellissimo. Al centro c'è un laghetto. Lo si è lasciato inaridire. Sono stati eliminati gli orti abusivi. Si doveva riqualificare l'area. Non se n'è fatto nulla. Soltanto per sciatteria non si sono eliminate le buche nelle strade, le piccole discariche abusive "che anche soltanto in una sola notte ti appaiono davanti a casa". Non è stato ristrutturato quel rudere che doveva ospitare il centro anziani a Largo Spartaco. Per disattenzione non si sono completati i marciapiedi, non sono state aperte - e soltanto per stupidi intoppi burocratici, eliminabili con un atto di volontà - una decina di piccole opere già pronte, un sottopasso, una "bretella", un parcheggio, una scuola. Soltanto per disinteresse non si è voluto porre limite al degrado del terminal dell'Anagnina, come se il destino della città e l'abitare si potessero declinare soltanto con le categorie del simbolico, dell'immaginario, della comunicazione e queste fossero capaci di rendere invisibile la realtà. Resta un ultimo argomento da mettere in piazza. Come è possibile che una borgata per storia e tradizione antifascista ha votato un postfascista? Le risposte che si raccolgono sono un coro: "Quei pregiudizi ideologici non contano più. Non funzionano. E' roba del passato. Alemanno, un Alemanno ripulito, è apparso credibile, affidabile, concreto anche ai vecchi che, alla bocciofila del Quadraro, ancora possono raccontare quel 17 aprile del 1944".

postato da: stefanodubla alle ore 17:59 | link | commenti (1)
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INTERVISTA A MARCELLO DE ANGELIS

«Ci chiudiamo in un fortezza templare a ripensare con un seminario di quadri, con Gianni, il futuro del Popolo delle libertà. Sarà una… Frattocchie tricolore». Marcello De Angelis è un personaggio che per essere raccontato meriterebbe un piccolo romanzo. Per ora vi basti una sintesi: è deputato di An a Montecitorio. Ma da giovanissimo, nei primi anni ’70, era tra i leader di Terza posizione. Espatria a Londra quando un’inchiesta scioglie l’organizzazione. Quindi torna in Italia e si reinventa cantautore in un gruppo - i 270 bis - che deve il nome dall’articolo del codice penale sull’associazione sovversiva. Poi diventa dirigente di An, direttore di Area - rivista della Destra sociale - da 15 anni è l’intellettuale più vicino ad Alemanno. È stato sposato (il giorno del ballottaggio) dal futuro sindaco. Per capire l’alemannismo, bisogna sentire lui.
Onorevole De Angelis, che cos’è questa storia dei Templari?
«Eh, eh, eh… Abbiamo scelto un luogo quasi mistico. Un monastero fortificato dei Templari del 1222. È a Ocre, in Abruzzo. Il posto migliore per il nostro pensatoio».
Che tema avete scelto?
«Il titolo che ci siamo dati è Il ritorno delle élite. È una riflessione che parte dalla vittoria a Roma ma si collega alle teorie di intellettuali come Mosca, Pareto, Michels».
Come sarà il seminario?
«Dormiamo lì tre giorni: il 2, il 3 e il 4. Iniziamo la discussione con le relazioni di due intellettuali 30enni, Salvatore Santangelo e Alessandro Sansoni. Gianni chiude».
C’è la polemica sui saluti romani, e lei porta Alemanno in uno scenario da romanzo di Eco…
«Quella campagna di stampa dei saluti è assurda. Al 90% cento delle persone non gliene frega nulla… i media ci campano un mese. È uno dei tanti motivi per cui Gianni ha vinto».
Lei non avrebbe polemizzato per dei pugni chiusi se avessero salutato una vittoria di Rutelli?
«Ma figuriamoci! Per me Che Guevara, la Stella rossa e i saluti romani sono come le sciarpe della Lazio o della Roma: coreografie».
Eppure lei ha una passione per l’uso dei simboli in politica.
«Quelli viventi hanno peso diverso. Quelli dei morti diventano icone. O sono trasfigurati e mutati di segno».
Mi faccia un esempio.
«Prenda la croce celtica di Gianni, ne discutono ancora. In primo luogo è assurdo che si polemizzi con lui per un ciondolo che era del suo migliore amico ucciso nel 1983… ».
E poi?
«Pochi ricordano, persino tra noi, che quando negli anni ’70 i giovani di destra adottarono le celtiche, lo facevano per segnare la rottura con la simbologia del neofascismo ufficiale. Delle maldestre interpretazioni giudiziarie hanno poi rovesciato il messaggio nel suo opposto».
Parla dei tempi in cui era uno dei leader di Terza Posizione…
«Fu uno dei movimenti più innovativi degli anni settanta. Metà delle idee che portano alla vittoria del Pdl e di Alemanno vengono da lì».
Ad esempio?
«L’idea che i partiti non devono dividere il popolo… La convinzione che l’appartenenza nazionale è l’unico luogo dove costruire vera democrazia, garantire diritti sociali… Il rifiuto del controllo globale; l’idea che gli steccati fra destra e sinistra erano già allora finiti, che ci portò a simpatie per la Terceira posicion, Montoneros argentini!».
E si torna al vostro seminario
«Area è nata nel ’96, come apripista di una battaglia culturale. Quando tutti a destra predicavano le follie liberiste, abbiamo combattuto l’innamoramento per i modelli “esotici”: Aznar, Chirac e la Thatcher… Senza le idee della destra sociale i voti delle borgate romane ce li scordavamo».
Ai tempi di Tp, lei e Alemanno eravate su fronti opposti.
«Lui era seguace di Beppe Niccolai, la sinistra Msi. Noi occupavamo case nella borgata di Palmarola. Lui era più astratto, più teorico… Ci considerava populisti, credo».
Il vostro legame è nato allora.
«Sì, dopo anni di polemiche c’è stato un reciproco recupero».
Che bilancio fa di quella storia?
«Vorrei cogliere l’occasione per chiudere una diffamazione che dura da ventotto anni. Tp, come organizzazione, è stato prosciolta da ogni addebito giudiziario. Noi, gli “ispiratori politici” non siamo stati condannati per dei reati, ma per un articolo del codice Rocco sulla “cospirazione politica”, il 304, scritto dal regime fascista per perseguire gli scioperanti e mai applicato dal 1946 a oggi!».
E lei si è beccato 5 anni.
«Sì. Per aver scritto il pamphlet la Rivoluzione è come il vento, in cui difendevamo l’attività del movimento».
Lei si è sposato il 28 aprile, l’anniversario della morte di Mussolini. Non mi dica che è un caso…
«Avevamo chiesto il 15… Ma il calendario municipale ci ha permesso di mutare una ricorrenza lugubre in un giorno fausto».
So che aspetta un figlio…
«Si chiamerà Nazzareno, come mio fratello Nanni. Per un’altra redenzione della storia decisa dal caso, vedrà la luce a luglio. A 50 anni esatti dalla sua nascita».
E la sua vita da rockstar nera?
«È stata una tappa del nostro impegno politico. Era un modo per declinare, anche in forma poetica il bisogno di ideali e di identità».
Da anni lei dice di voler smettere, ma poi è uscito un album quando lei era già senatore.
«Erano canzoni già registrate, più intimistiche. Come musicista non smetterò di comporre, come non smetto di dipingere. Ma è un’altra vita, come Cat Stevens che è diventato Yusuf Islam dopo la conversione all’Islam».
È il suo mito, dicono.
«L’ho incontrato nella Moschea di Regent’s park, a Londra. Mi ha spiegato che esiste un Islam non integralista che ha una forte vocazione umanitaria».
Perché un seminario di soli quadri?
«Era organizzato prima della vittoria: ora che è sfatato il mito del partito leggero, servono idee pesanti».
Dove arriverà Alemanno?
«In Campidoglio, per cinque anni di lavoro duro. Se esce vivo dai problemi di Roma è pronto per l’Onu».
postato da: stefanodubla alle ore 13:58 | link | commenti (3)
categorie: destra
martedì, 29 aprile 2008

celtica
 SERGIO RAMELLI         ENRICO PEDENOVI
sergioramellipedenovi

















           29.IV.1975                  29.IV.1976

NEL VOSTRO NOME
LA NOSTRA LOTTA
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categorie: appuntamenti

28.IV.1945 - 28.IV.2008

ROMA HA DI NUOVO UN DUCE

barcone(Tra i tanti passegeri di questo barcone diretto in Africa, se vi sforzate, potete riconoscere qualche volto nuovo)


Non possiamo non esultare. La vittoria di Alemanno, nonostante la scelta di andare al mare o le critiche per la vicenda della comunità ebraica, ci deve solo far gioire. Roma cambia pagina e questo, quando le cose vanno male, è sempre un risultato positivo. Per di più Alemanno non è una persona poi tanto distante da noi, sia politicamente (l'intervista sulla destra sociale l'abbiamo letta più o meno tutti, e chi non l'ha letta DEVE farlo) sia umanamente.

Oggi pomeriggio, quando i risultati erano quasi certi, sono passato per caso da viale Libia e non ho potuto non fermarmi un attimo a fissare il murales dedicato a Paolo Di Nella e non ho potuto non sentirmi vicino ad Alemanno. Una vicinanza che passa per quel ciondolo, quella celtica, che il sindaco porta al collo e che un tempo apparteneva proprio a Paolo. E solo pensando a questo si capisce che la vittoria di oggi non è importante perchè Roma cambia colore, non è importante perchè Rutelli va in Africa con Veltroni, nè perchè chiude il cerchio e finisce di spazzare via tutta la classe dirigente della sinistra italiana. La vittoria di oggi è splendida ripensando alla storia della Destra italiana, ripensando a Paolo Di Nella e a Francesco Cecchin, a Peppe Dimitri e a Nanni de Angelis (e a suo fratello Marcello che proprio oggi è stato sposato dal neosindaco). La gioia di oggi trova una splendida sintesi nelle parole dello stesso Alemanno di oggi: il pensiero alla sconfitta di Fini del '93 contro lo stesso Rutelli, a indicare che il percorso di emancipazione della destra più o meno missina è giunto a compimento (e questo porterà vantaggi anche a noi che siamo nella destra radicale); il ringraziamento anche agli elettori di sinistra che hanno creduto nel suo progetto, a dimostrare che certe volte superare gli steccati serve e parlare solo al proprio popolo è castrante; e infine la dedica a Tony Augello. E ripensando a Tony, fanno ancora più schifo i manifesti che additano Alemanno come il male assoluto solo perchè porta una celtica al collo.
Un anno fa militavo nella federazione romana di AN, Alemanno lo vedevo spesso. Su un muro nella splendida sede della federazione c'era un quadro di Tony Augello e sotto una sua frase che spero sia monito per sempre per tutti coloro che, con ogni colore, decidono di fare politica.

Non credo nella politica condotta contro qualcuno, ma per qualcuno: per la comunità nazionale, per la comunità cittadina, per i lavoratori, per i più deboli, per i giovani, per gli anziani, per le famiglie.

Tony Augello
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categorie: elezioni 2008
sabato, 26 aprile 2008

LA PAURA E LA SPERANZA
 
Ecco l'intervista a Tremonti che volevo inserire qualche tempo fa. Sicuramente il futuro ministro dell'economia è una delle figure che in questo momento suscita più curiosità e che dovremo seguire con molto interesse.

P.S.: Mi scuso se il video parte in automatico, se qualcuno mi sapesse spiegare come evitarlo gliene sarei grato.
postato da: stefanodubla alle ore 17:59 | link | commenti
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categorie: elezioni 2008