Tutto quello che il mondo non ti dice, te lo diciamo NOI POCHI!

Qualche giorno fa un commentatore polemico di questo blog mi ha scritto: "Tu metti sul tuo blog la foto di un cane abbandonato, ma che razza di essere umano sei se ami gli animali e disprezzi gli uomini?". Preciso prima di tutto che LIFE non è una cagna abbandonata ma una cagna a cui degli "uomini" hanno dato fuoco e costituisce già di per sè una risposta alla sciocca domanda. Ad ogni modo, la risposta completa è questa:
PERCHE' GLI UOMINI FANNO QUESTO!









Cosa è successo veramente a Roma? Non sembra che i commentatori ufficiali, i giornalisti, i politici stessi si rendano conto dei motivi profondi che hanno fatto scattare la ribellione dei Romani.
No, non sono state le innumerevoli buche nell’asfalto o l’ingorgo inestricabile del traffico; non sono state le truffe e le rapine quotidiane e neanche l’intollerabile aumento della violenza degli immigrati, le vere cause del drastico volta faccia dei Romani nei confronti dell’amministrazione di sinistra. Certo le difficoltà quotidiane hanno influito, e hanno influito soprattutto perché anch’esse segnalavano, al di là del loro significato concreto, il disprezzo verso la dignità della popolazione, in totale contrasto con la propagandata immagine di una città di accoglienza mondiale. Ma non sono stati questi i motivi veri del macroscopico grido di esultanza dei Romani. Il grido che si è levato all’acclamazione di Alemanno sindaco era il grido di chi si è liberato di una cappa di piombo, il grido di chi si era sentito mancare l’aria a poco a poco e che all’improvviso si ritrova a respirare l’ossigeno della verità.
Non esiste libertà, infatti, laddove non esiste verità. E’ questo che ha fatto ovunque il comunismo fino ad oggi: ha tolto la libertà più con le menzogne che con i carri armati. Ha falsificato la storia. Ha impedito agli Italiani di celebrare e di riconoscersi nel proprio passato sminuendo quello remoto della civiltà latina, rinchiuso nel disprezzo per i Romani conquistatori di imperi. (Per questo è salita subito al balcone del Campidoglio da dove Alemanno si affacciava la questione della “teca” sull’Ara Pacis: è un pugno nell’occhio per i Romani, il progetto di chi l’ha ideata disprezzandola). Ma ha impedito agli Italiani anche di celebrare e di riconoscersi nella storia del Risorgimento e in quella della prima guerra mondiale, vista esclusivamente come il prodromo del fascismo. E, infine, non ha soltanto falsificato la storia del fascismo e della seconda guerra mondiale, ma ha impedito addirittura che questa storia venisse fatta, impedendone la vista con l’ingombro macroscopico della lotta partigiana. Percorrere l’itinerario del proprio passato ha per un popolo la stessa funzione fortificatrice e liberante che ha per un individuo conoscere la storia della propria infanzia. Se si obbliga un popolo a riconoscersi in una storia falsa, lo si avvia verso la patologia del non senso. Una patologia dalla quale non c’è altro scampo che la ribellione.
E’ nella natura del comunismo falsificare la storia, piegarla ai propri scopi in quanto non le assegna altra funzione che quella di servire alla costruzione del mondo marxista. Ha fatto così ovunque ha attecchito e anche là dove alla fine, è stato sbalzato via dai moti dei popoli, come è successo in Russia, si è rifiutato di cercare nell’analisi storica i motivi della sconfitta. In Italia l’itinerario della falsificazione è durato fino ad oggi, imponendo con violenza agli Italiani di credere in una storia allucinatoria: che la seconda guerra mondiale l’abbiano combattuta poche migliaia di partigiani. La storia vera, dunque, è ancora tutta da fare e i cittadini di Roma ne hanno sentito la mancanza più di tutti gli altri perché Roma è stata sempre al centro della storia dell’Italia e lo era durante il fascismo tanto quanto lo è oggi. Dunque la vittoria del centro destra a Roma non può essere assimilata a quella delle altre città. Così come non ha senso attribuire alla scelta di un candidato sbagliato la sconfitta della sinistra. Un altro candidato avrebbe forse perso con minore distacco, ma avrebbe perso.
La “presa di Roma” segnala la ribellione degli Italiani alla propria scomparsa; l’inizio (almeno lo speriamo) della ribellione a quella altra scomparsa predisposta dai comunisti che è l’impossibile omologazione europea.
Come il postfascista ha stracciato la sinistra nella borgata partigiana
C'erano due modi a Roma per farla in barba ai tedeschi durante la guerra. O ti rifugiavi in Vaticano o al Quadraro. I partigiani si nascondevano al Quadraro nelle vecchie cave di pozzolana o, meno precariamente, al Sanatorio Ramazzini. Si sentivano sicuri: in quelle strade non s'era mai visto un fascista, figurarsi un tedesco. La convinzione durò fino alle 4 del mattino del 17 aprile del 1944. Per ordine di Herbert Kappler, gli uomini della Gestapo, delle SS, della Wehrmacht, della banda Koch sbarrarono ogni strada di accesso e di fuga. Rastrellarono 917 uomini e li deportarono in Germania. Ma la metà ritornò a casa. I morti del Quadraro, come quelli delle Fosse Ardeatine, sono il passato non rimosso di Roma, le ragioni di un convinto antifascismo e in quella borgata - tra le palazzine liberty del primo novecento e le deformi lottizzazione urbanistiche degli anni ottanta - il ricordo vivo che ha sempre connesso l'esperienza dei contemporanei alle generazioni precedenti; una memoria collettiva che è diventata di generazione in generazione genius loci, identità, opzione politica. Fino a lunedì, quando il voto ha reciso il filo lungo e forte di quel passato storico e, nei venti seggi del Quadraro, il postfascista Gianni Alemanno l'ha avuta vinta in diciannove contro Rutelli. Il successo ha clamorosamente trascinato verso destra l'intera municipalità - la X, Tuscolano, Cinecittà, Capannelle, IV Miglio, Appio Claudio, Romanina, Anagnina, Nuova Tor Vergata, 200 mila abitanti. Dove al primo turno "passava" il presidente del municipio Sandro Medici con quasi 59 mila voti, Rutelli si fermava a 55.379 contro i 42.787 di Alemanno. Al ballottaggio c'è stato un improvviso capovolgimento. Rutelli perde settemila voti, Alemanno ne guadagna quasi diecimila (51.409). Sandro Medici - un passato di direttore del Manifesto - dice: "Perdere qui replica la lontana, prima sconfitta della Quercia a Mirafiori a vantaggio di Forza Italia; duplica il voto operaio del Nord alla Lega. Se l'esito è lo stesso, i perché sono diversi". Il perché di Massimo Perifano, gelataio, è custodito in una sola parola: "Menzogna". Raccontavano, dice, di una Roma luci e paillettes; una città felice, allegra, che se la godeva. Una città serena, accogliente, solare, senza ombre e problemi. "Sì, magari qualche problemino presto risolvibile qui e là, ma nulla da impensierirsi. Bene, quelle parole ascoltate da queste borgate erano menzogne che non ingannavano nessuno. Che facevano soltanto incazzare, molto incazzare perché erano bugie che lasciavano capire come al Campidoglio non importasse nulla delle borgate; che non avevano bisogno di noi; che il nostro destino gli era indifferente; che potevano fare a meno di noi, di quel che pensavamo o soffrivamo o chiedevamo". Il popolo di Roma sa essere entusiasta e appassionato. Risentito, se imbrogliato. Feroce, se pensi di trattarlo con sfrontatezza e arroganza. Le storie che si raccolgono a Cinecittà svelano "una superbia" che il voto ha voluto punire. Non è che qui non abbiano capito quale pensiero strategico ha convinto Walter Veltroni, nella sua seconda sindacatura, a convogliare gran parte delle risorse comunali e della legge "Roma Capitale" in grandi opere infrastrutturali come la linea C della metropolitana. Quel che non buttano giù è perché quell'ambizione ha dovuto riservare alle borgate soltanto negligenza, il progressivo abbandono dei servizi sociali, della piccola manutenzione. C'è qui il Parco degli Acquedotti. E' bellissimo. Al centro c'è un laghetto. Lo si è lasciato inaridire. Sono stati eliminati gli orti abusivi. Si doveva riqualificare l'area. Non se n'è fatto nulla. Soltanto per sciatteria non si sono eliminate le buche nelle strade, le piccole discariche abusive "che anche soltanto in una sola notte ti appaiono davanti a casa". Non è stato ristrutturato quel rudere che doveva ospitare il centro anziani a Largo Spartaco. Per disattenzione non si sono completati i marciapiedi, non sono state aperte - e soltanto per stupidi intoppi burocratici, eliminabili con un atto di volontà - una decina di piccole opere già pronte, un sottopasso, una "bretella", un parcheggio, una scuola. Soltanto per disinteresse non si è voluto porre limite al degrado del terminal dell'Anagnina, come se il destino della città e l'abitare si potessero declinare soltanto con le categorie del simbolico, dell'immaginario, della comunicazione e queste fossero capaci di rendere invisibile la realtà. Resta un ultimo argomento da mettere in piazza. Come è possibile che una borgata per storia e tradizione antifascista ha votato un postfascista? Le risposte che si raccolgono sono un coro: "Quei pregiudizi ideologici non contano più. Non funzionano. E' roba del passato. Alemanno, un Alemanno ripulito, è apparso credibile, affidabile, concreto anche ai vecchi che, alla bocciofila del Quadraro, ancora possono raccontare quel 17 aprile del 1944".
(Tra i tanti passegeri di questo barcone diretto in Africa, se vi sforzate, potete riconoscere qualche volto nuovo)